E’ questa la domanda che ci si pone di fronte ai recenti avvenimenti sull’aiuto richiesto dall’Italia alla U.E. sull’emergenza corona virus. Io direi che c’è tracotanza U.E. (già intrinseca nel suo modello di governance), ma c’è soprattutto la Subalternità italica. Quella subalternità che ha radici antiche; se guardiamo la storia, dopo l’impero romano, l’Italia è stata solo una espressione geografica; un insieme di staterelli o di comuni, l’un contro l’altro armati, ciascuno alleandosi con potenze straniere che in tal modo hanno dominato l’Italia per quasi due millenni.
Dunque, anche dopo l’Unità d’Italia, il concetto di Patria o Nazione da noi è sempre stato debole, minoritario, persino ostracizzato, dileggiato (ne ha fatto e continua a farne le spese il libro “Cuore” di Edmondo De Amicis: emblema del dileggio e sarcasmo italico nei confronti dei sentimenti e dell’amor patrio). In ciò ha contribuito fortemente la Sinistra, una buona parte dei socialisti e soprattutto i comunisti; quella sinistra nata con i miti ideologici della lotta di classe contro i capitalisti sfruttatori, che accomunava tutti i popoli (l’internazionalismo proletario). Un mito che divenne sempre più forte e che ha egemonizzato tutta la sinistra, con la rivoluzione sovietica: il comunismo realizzato a cui tutti i partiti di sinistra dei paesi europei guardavano come esempio e come obiettivo da raggiungere (Nei canti di lotta italiani c’è una canzone che dice: “E noi faremo /come la Russia … / Falce e martello trionferà! …”.
In Italia questo processo divenne macroscopico, e non a caso, già durante il fascismo e poi nel dopoguerra si formò il più forte partito comunista d’occidente, sostenuto e finanziato dall’URSS, che purtroppo egemonizzò tutta la sinistra. Il PSI nel dopoguerra subì questa egemonia e seppur con qualche distinguo e qualche impennata, rimase appiattito sulle posizioni del PCI, condannandosi alla debolezza e subalternità. Ci volle tutto l’impeto e la fatica (di Sisifo) di Bettino Craxi, eletto segretario nel 1976, per ridare autonomia al PSI e soprattutto nel recuperare quegli antichi valori del socialismo democratico, liberale, umanitario e persino risorgimentale; già cambiando il simbolo del partito, ripristinando il garofano che fu l’iconografia del Partito Socialista dalla sua nascita, poi sostituito, con la rivoluzione sovietica, coi simboli della falce e martello; Craxi lo fa recuperando e valorizzando le figure e il pensiero di Giuseppe Garibaldi, di Edmondo De Amicis, di Cesare Battisti, di Carlo Rosselli, di Ignazio Silone. Altro atto emblematico, rivoluzionario, di Bettino Craxi, fu nel 1981 a Palermo, al congresso nazionale del PSI, quando per la prima volta nella storia socialista, risuona l’Inno di Mameli. Ed è una evoluzione che prosegue spedita con Craxi che ridà identità, orgoglio all’Italia, come dimostrano il caso Sigonella e l’Italia che entra nel G7, tra i sette grandi della terra. Pochi anni dopo ci sarà la morte della Prima Repubblica, ovvero la decapitazione di una intera classe politica e classe dirigente (la migliore che l’Italia repubblicana abbia avuto), che lascia l’Italia in mano a una improvvisata, residuale e raccogliticcia (una parte della quale salvata e impunita) classe politica e dirigenziale. Ovvero, una classe politica che, come abbiamo sperimentato (e continuiamo a sperimentare), senza adeguate esperienze e competenze, non poteva che essere scarsamente capace di affrontare e governare i problemi, e soprattutto debole e subalterna rispetto agli altri poteri e organi dello Stato (magistratura in primis), rispetto alle lobby e
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corporazioni; debole e subalterna rispetto agli organismi sovranazionali, a cominciare dall’Unione Europea.
A questo punto il discorso ci riporta all’attualità, sulla cosiddetta tracotanza della U.E. e sulla subalternità dell’Italia che in questi ultimi 20 anni si è sempre più accentuata, parallelamente alla crescita di potere della U.E e al suo anomalo sistema di governo. Perché alle ricordate scarse capacità e subalternità della classe politica della seconda Repubblica, si è aggiunto l’antico e storico vizio italico, utilizzato da alcune forze politiche di flirtare o trescare con le potenze straniere per trarne vantaggi personali e comunque per indebolire o denigrare gli avversari politici che, magari, in quel momento e in quel consesso europeo e internazionale rappresentavano l’Italia.
Anche su questo si sono distinti i post comunisti (qualcosa del loro vecchio DNA è rimasto, e il richiamo della foresta è rimasto forte). Lo abbiamo visto tantissime volte, dal 1994 ad oggi, quando per denigrare e demolire i governi Berlusconi, si utilizzava la U.E. e la diarchia Merkel-Sarkozy (resta nella storia il loro famoso duetto comico, nel 2011, in conferenza stampa dileggiando Berlusconi, presidente del Consiglio italiano). Tutto questo per dire che manca o continua ad essere carente, non dico l’amor patrio, ma almeno quel senso dello Stato, che hanno altre nazioni e le relative forze politiche che difendono sempre e comunque il loro Paese, anche quando è rappresentato da avversari politici, specie dagli attacchi e nei rapporti con altre nazioni o organismi internazionali. Perché sanno che, altrimenti, oltre che danneggiare il loro Paese, ci rimette anche la loro dignità, la loro credibilità, perché ci sarà sempre un prezzo da pagare, richiesto o indotto, (ecco la subalternità) a chi in quel momento ti ha fatto un piacere. Insomma, anche da queste brevi considerazioni, si può spiegare sia la tracotanza, sia la subalternità che sono i temi da cui siamo partiti.
Salvatore Vullo
30 Marzo 2020
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