Inizia una nuova stagione estiva, finalmente libera da restrizioni Covid19, e si riaffacciano i vecchi problemi che affliggono il turismo in Italia, di cui i balneari sono solo la punta dell’iceberg. Il Belpaese non ha nulla da invidiare a nessun altro, sia in termini di patrimonio artistico, sia di bellezze naturali, prova ne sia l’incetta di siti patrimonio Unesco. Eppure non è al vertice delle classifiche dei paesi più visitati, anzi tende a perdere posizioni. Si parla spesso di turismo, anche a livello politico, ma il concetto fondamentale, attorno a cui tutto ruota, è il fatturato di questa industria, inteso come il ricavo degli operatori del settore: albergatori, ristoratori, tassisti, balneari, etc. Con il corollario che qualsiasi cosa possa limitare il loro guadagno è considerato un nemico da ostacolare o vietare ex lege. Uber è un mostro perché danneggia i tassisti, Airbnb lede gli albergatori, le spiagge libere sono disprezzate ed abbandonate a sé stesse, chi si porta il panino da casa è un nemico, al punto che a Venezia è vietato mangiare all’aperto, pena sanzione. Non ci si pone minimamente il dubbio di cosa pensi il turista, se sia soddisfatto o meno, quella che nel marketing si chiama la customer care. Dando per scontato che americani, tedeschi o cinesi, siano obbligati a venire in Italia ameno una volta nella vita a fare il grand tour. Come gli islamici al La Mecca. Occorre una rivoluzione copernicana. Occorre cambiare completamente il punto di vista, porre il turista al centro e fare della sua soddisfazione l’obiettivo primario. Chi torna a casa pensando di essere stato turlupinato da un tassinaro, o di aver pagato una gabella per potersi sdraiare in spiaggia (che, vale la pena ricordare, è proprietà della Repubblica Italiana), o multato per essersi seduto sull’erba a pranzare, non tornerà. Men che meno lo consiglierà agli amici. Alcuni esempi per chiarire. In Catalogna spiagge enormi sono libere e pulite ogni sera da un trattore che trascina un setaccio per rimuovere le immondizie. A Marsiglia oltre alla pulizia la spiaggia è presidiata da un bagnino e da un punto di primo soccorso. In Germania, ma anche in centro a Londra, ho pranzato sull’erba insieme ad una quantità di studenti, impiegati e turisti. In Italia, nei giardini pubblici, è vietato calpestare le aiuole, il che sarebbe assurdo se non fosse un tentativo, peraltro vano, di porre fine alla innata maleducazione italica. Non appena c’è un ritaglio d’erba, qualcuno si mette a giocare a pallone, distruggendo tanto il manto erboso quanto la pace di chi gli sta intorno, cosa mai vista all’estero. In nome del blasonato «sport nazionale», i cui splendidi risultati si vedono nella mancata qualificazione ai mondiali. Chambord è il più sontuoso ed importante tra i Castelli della Loira, fatto erigere da Francesco I su disegni di Leonardo da Vinci, ospitò l’Imperatore Carlo V. Oggi, alle folle di visitatori, è messo a disposizione un prato per mangiare i panini portati da casa. Si obietterà che, così facendo, i turisti non lasciano nulla sul territorio. Obiezione respinta. Per entrare con una famiglia di due adulti e due bambini ho speso 100€, inclusivi di visita con audioguida e spettacolo con costumi medievali e falconeria. Qui si apre il secondo aspetto della rivoluzione copernicana: dobbiamo far pagare, e salati, gli ingressi al patrimonio artistico e crearvi attrazioni collegate. In Italia, invece, si pensa che i musei debbano essere gratuiti. Lo sono per gli anziani, poverini. Donald Trump può entrare gratis nei musei italiani. Facciamo l’elemosina ai miliardari di tutto il mondo, purché abbiano 65 anni. Il risultato di questa generosità è che i musei non hanno soldi, sono sotto organico ed a volte chiudono le sale o limitano gli orari, di certo non investono in attrazioni. Quanti figuranti in costume ho visto lavorare da Skansen (il museo etnografico di Stoccolma) a Blenheim Palace (Oxfordshire, Inghilterra). A ben guardare, dietro a questa impostazione limitante, giocano opposte ideologie politiche: il centrosinistra pensa che la cultura debba essere distribuita gratuitamente e, così facendo, tarpa le ali ai musei pubblici. Il centrodestra pensa a favorire il popolo delle partite iva e difende privilegi antieconomici (ossia che violano le più elementari norme sulla concorrenza, che sarebbe a beneficio del cittadino) come quelli dei balneari. I risultati sono devastanti. A Torino, città da decenni amministrata dall’ideologia progressista, non si è riusciti a fare una ruota panoramica: prima si è detto che avrebbe deturpato il Parco del Valentino, poi che avrebbe dovuto risanare le periferie disagiate (sic!?), quindi si è ripiegato su una mongolfiera e la si è collocata in una zona assai poco appetibile. Dopo qualche tempo la società che la gestiva è fallita, il pallone fatto a pezzi. Addio sogni di gloria. Questa sarebbe la vocazione turistica della città subalpina? A Parigi la ruota panoramica è forse in una banlieue? O piuttosto a Place de la Concorde? Per non parlare del London Eye. Come diceva Totò «ma faciteme o piacere…». Dobbiamo cambiare rotta! E’ ora di valorizzare il patrimonio nazionale: è lo Stato che deve guadagnare e reinvestire, non i ristoratori. Se un tale ha un ristorante davanti al Colosseo o al Duomo di Firenze, si riempie di avventori perché è un bravo chef? O perché gode di una esternalità positiva (concetto economico per cui si trae vantaggio dalla vicinanza di qualcosa per cui non si paga)? Il ristorante più famoso al mondo è il Noma di Copenhagen, nato in un quartiere disagiato (oggi riqualificato) ed affermatosi nonostante l’esternalità negativa di essere vicino a Christiania, il tossic park d’Europa. Quando l’Italia saprà valorizzare (facendolo pagare) ciò che ha, pensando ad accogliere il turista (quanti campeggi abbiamo nelle nostre città?) sarà sulla strada giusta. Anni fa ho visitato Westminster (come il Bundestag o il Parlamento ungherese) e la guida (in perfetto italiano!) mi ha spiegato la storia del parlamento inglese e della sua curiosa modalità di voto. In Italia si può visitare la Camera dei Deputati? Buckingham Palace, nonostante contenga ben poco oltre all’autocelebrazione della Regina, beneficia di frotte di turisti. Il Presidente Ciampi ebbe il merito di aprire il Quirinale: un ottimo spunto, ma molto limitato negli orari. Oggi si sta facendo qualcosa in più con nuovi percorsi. L’anno in cui un centomila turisti avranno pagato 50€ a testa per entrare al Quirinale, saprò che stiamo facendo la cosa giusta e che la pressione fiscale sulle tasche degli italiani sarà diminuita di cinque milioni. Sono certo che ne beneficeranno tanto i ristoratori della zona, quanto gli abitanti della periferia disagiata.