Un certo dottor Eric Gobetti, storico non accademico (di per sé non c’è nulla di male, sono a bizzeffe i non accademici che hanno fatto compiere passi da gigante alla ricerca storica, da quella locale a quella più “elevata”, ma vi garantisco che, almeno finora, non è questo il caso), ha adoperato la prima pagina di un noto quotidiano piemontese per lamentare ingiurie e minacce su Internet. Cos’ è successo? E’ successo che il dottor Gobetti ha pubblicato un libello (nel senso etimologico del termine, piccolo libro) dal sapore vagamente giustificazionista, il che secondo me è addirittura peggio del negazionismo puro e semplice, circa la tragedia delle foibe e dell’esodo delle popolazioni di Istria, Fiume e Dalmazia (tra le 300 e le 350mila persone). Si tratta di persone che abbandonarono la propria terra non profumatamente indennizzate (sempre che si possano indennizzare le proprie radici tagliate, il ricordo del posto ove ci si è sposati, ove riposano i propri cari, ove si è studiato, ecc., pensate un po’ dovesse capitare a voi!), ma sotto l’incubo del terrore comunista (sì, comunista, diciamocelo una buona volta, basta dire solo “titino”). E poi i bambini ammazzati sono stati davvero pochi, le vittime erano quasi tutte adulte, poche anche le donne violentate (ma vah!?), e alla fine Norma Cossetto (che ricevette la laurea honoris causa a Padova dal rettore comunista Concetto Marchesi, un grandissimo latinista), fascista e figli di fascisti, non se l’era un po’ andata a cercare? Sgombriamo subito il campo da equivoci: coloro che hanno offeso e minacciato il dottor Gobetti, magari protetti da un comodo anonimato, sono molto semplicemente dei cialtroni, dei maleducati, chiamateli come volete. Io mi rifaccio ad un altro tipo di cultura, quella che vuole che ad un libro si risponda con un libro, non con degli insulti o con qualche fatwa. Una cultura che non ammette in qualsivoglia maniera il giacobino “reato d’opinione” o che possa ledere, anche alla lontana, la sacrosanta libertà di esprimere il proprio pensiero o di fare ricerca storica liberamente. I tempi dell’” Eppur si muove…” dovrebbero essere definitivamente tramontati, invece non è così. Negli anni Trenta c’era chi dava alle fiamme i libri, mentre più ad oriente venivano dati direttamente alle fiamme coloro che i libri li scrivevano (circa le indubbie affinità tra regime nazionalsocialista e regime comunista, circolava molto sotto voce questa gustosa battuta in Germania: “Sai qual è la differenza tra l’Unione Sovietica e la Germania nazionalsocialista? Il primo è uno Stato Proletario, Proletarierstaat in tedesco, il secondo uno Stato Proletariano, scritto in tedesco Prolet-Arierstaat). Questi ultimi erano i comunisti. A qualcuno potrà non piacere, ma erano proprio loro. Tra gli insulti recapitati al dottor Gobetti vi è quello di “imbecille comunista”. La prima parte dell’insulto, oltre ad essere offensiva è anche sbagliata, si trattasse davvero di un imbecille non bisognerebbe perdere tempo a scriverne, purtroppo non è così. Invece sul comunista qualcosa da dire ci sarebbe, poiché in Internet ho potuto ammirare foto dell’individuo in questione che saluta col pugno chiuso accanto a bandiere dell’ex-Jugoslavia e a immagini di quell’allegro mattacchione del defunto (e da me sicuramente non rimpianto), Maresciallo Josip Broz in arte Tito. Forse il dottor Gobetti ci spiegherà che quelle immagini sono volgari fotomontaggi, anche se sembrano proprio autentiche… Fatto ancor più grave della scrittura del libro, è il fatto della sua pubblicazione presso un editore già prestigioso, le crociane edizioni Laterza che, in passato, hanno pur rappresentato qualcosa nella storia della cultura italiana. Qualche anno fa la medesima casa editrice pubblicò un testo in cui si sosteneva che il padre di tutti i fascismi europei era Giuseppe Mazzini, per il tramite di Federico Nietzsche, assieme al quale aveva passato in diligenza il Passo di San Gottardo. Ogni commento sarebbe qui davvero superfluo, anche se il libro, va detto, avrebbe fatto felici i responsabili culturali del Partito Fascista Repubblicano i quali, lasciando perdere il tramite di Nietzsche, sostenevano più o meno le stesse cose e, tra il 1943 ed il 1945, uscirono in Italia numerose edizioni dei “Doveri dell’Uomo” con prefazione o commento di gerarchi fascisti maggiori o minori. Un paio di cose rimangono comunque ferme: le terre di Istria, Fiume e Dalmazia erano impregnate da secoli di cultura latina, veneta, italiana e anche gli slavi che colà vivevano ne erano orgogliosi. Il fatto che il fascismo abbia praticato una politica di oppressione culturale nei confronti della minoranza slava non giustifica in alcun caso gli eccidi commessi dai comunisti titini. L’esodo di quelle popolazioni (agli italiani che se ne andarono erano mescolati non pochi sloveni o croati, vuoi per sentimento di italofilia, più diffuso di quanto non si creda e potrei agevolmente provarlo, vuoi per paura della dittatura comunista) è una delle tante barbarie della seconda guerra mondiale e non si potrà mai dimenticare o cancellare, e non ci riusciranno tutti i Gobetti di questo mondo. Habent sua fata libelli, scriveva nel II secolo dopo Cristo Terenziano Mauro.  Io mi auguro, sinceramente, che il destino del libello gobettiano non sia quello di finire non in luogo di cui decenza vuol si taccia, come mi suggerisce un amico ormai in età che pensa di essere ancora il vecchio goliardo di un tempo, ma, molto semplicemente, nel dimenticatoio.

Di seguito una bella canzone sul tema: