In un ’articolo precedente vi ho riportato le statistiche che documentano il fallimento a lungo termine di molte diete moderne (che io uso chiamare diete tra virgolette: “diete”).

 

Il nocciolo della questione è come 2 fattori della “dieta” moderna ipocalorica possano risultare fonti importanti di stress cronico (ostacolante il sano dimagrimento):

  1. L’improvviso mangiare molto meno;
  2. L’improvviso mangiare cibi poco graditi (con pochi zuccheri, pochi grassi, poco condimento……).

Questi 2 fattori a loro volta possono aggravare il loro peso “stressogeno” se accompagnati da un contemporaneo inizio estemporaneo di un’attività fisica a ritmi che non si sarebbero mai sognati sino al giorno prima.

Spesso queste “diete” oltre ad essere “affamanti” e poco appaganti hanno l’ulteriore limite di essere del tipo fai da te: ovvero viste su un giornale o copiate “pari pari” da quelle di un conoscente ( sarebbe un po’ come mettere la dentiera di un altro visto che a lui funziona bene…..). La reazione dell’organismo a tali “diete” è un’attivazione detta STRESS che se prolungata e ripetuta nel tempo si cronicizza patologicamente. Ciò ha ripercussioni sul metabolismo in quanto lo stress interessa la “triade” ipofisi/ipotalamo/surreni (asse neuroendocrino dello stress) che influenza direttamente il funzionamento della tiroide e la regolazione dei livelli infiammatori dell’organismo.

In queste “diete” un fattore importante che causa stress cronico patologico, ed il successivo fallimento, è il sentirsi soli di fronte ad un qualcosa di percepito dal nostro corpo come importante (“che bello tornare in linea”) ma pericoloso allo stesso tempo per la sua stessa sopravvivenza (“patire” la fame è da sempre il segnale di pericolo per antonomasia per il nostro cervello!). La sensazione di abbandono e solitudine è dovuta spesso a 2 motivi:

  1. la dieta è “fai da te” e quindi non si ha davvero nessuno di competente con cui confrontarsi;
  2. il professionista che la prescrive non la “tara” e non la personalizza in maniera costante sulle reali capacità di gestione dello stress della persona arrivando invece all’opposto del dare messaggi potenzialmente colpevolizzanti e “intimidatori” come ad esempio quelli della famosa dieta Dukan: “Sappiate inoltre che la minima trasgressione, per quanto ininfluente possa sembrarvi, avrà lo stesso effetto della puntura di un ago su un palloncino. ”.(1 pag 88).

Le diaite.

All’opposto delle “diete” allarmanti ed estemporanee abbiamo invece le diaite ovvero le abitudini alimentari e di vita SOSTENIBILI a lungo termine ed in linea con il detto: “la dieta per funzionare non va fatta tra Natale e Capodanno ma tra Capodanno e Natale”. Ciò vuole dire avere dei riferimenti professionali psicologici e medico/biologici che, almeno all’inizio della diaita, supportino la persona nel capire quali sono i propri reali limiti di tolleranza allo stress (grazie allo psicologo) per modulare nel miglior modo il proprio regime alimentare (grazie al medico o al biologo). Questo vuole dire non essere soli ma invece in buona compagnia di un regime alimentare flessibile in base alle proprie reali esigenze e limiti psicologici. Lo scopo sarà un percorso di cura del sovrappeso che consenta di avvicinarsi costantemente a tali limiti (per ottenere il massimo rendimento) senza però mai superarli (evitando così di sentirsi dire poi: “non è possibile che la dieta non le funzioni, è lei che non è stato capace di…….”).

I meccanismi psicologici che sabotano le “diete”, quali la “restrizione cognitiva” e “la reattanza”, sono noti da tempo ma ve ne parlerò in un altro articolo del Magazine. Invece vi riporto per curiosità storica una sintetica descrizione del forse più importante e sconvolgente esperimento legale scientifico mai fatto su esseri umani rispetto alla privazione calorica. Serve per far capire come il corpo realmente si adatti alla privazione di cibo in maniera estremamente efficace come risposta di sopravvivenza ad un evento percepito pericoloso e persistente (reazione di stress cronico) col risultato di non dimagrire più e anzi ponendo le basi per un maggiore incremento di peso confermando che la speranza Cicerone è ancora oggi una utopia: “La ragione dovrebbe dominare e l’appetito obbedire”

Minnesota Starvation Experiment (2)

Tra il 1944 e il 1945 negli Stati Uniti fu condotto un esperimento che consisteva semplicemente nel dare sempre meno da mangiare ad un gruppo di persone sotto controllo medico per 6 interminabili mesi (24 settimane)!

All’inizio le persone dimagrivano in maniera coerente con la riduzione del cibo. Col passare delle settimane però bisognava sempre più ridurre l’introito calorico per ottenere il dimagrimento previsto arrivando al punto che, per tutti i partecipanti, l’unico modo di farli dimagrire ulteriormente sarebbe stato non dar loro più nulla da mangiare!

I partecipanti finito l’esperimento ripresero successivamente tutto il peso perso con più il 10%!

Cosa accadde dopo le prime settimane? Ve lo spiego con le parole del medico Filippo Ongaro:

  • “……..l’organismo dei soggetti coinvolti aveva drasticamente diminuito i consumi e in particolare il metabolismo basale” (3 pag. 34)
  • “ ……il loro corpo aveva smesso di bruciare: costretto a un’efficienza massimale da una drastica riduzione del cibo, il corpo si adatta e trattiene più grasso possibile” (3 pag. 35)

Bibliografia.

  1. P. Dukan, “La dieta Dukan”. Sperling e Kupfer 2011.
  2. Keys, J.Brozek, A. Henschel “The biology og human starvation” 1950 University of Minnesota Press
  3. Filippo Ongaro “Mangia che dimagrisci” 2013 Pickwick