Ricordo che da ragazzo visitai la cattedrale di Nantes e sin dall’esterno, rimasi colpito da una linea che corre orizzontale lungo il perimetro a circa tre metri di altezza. Al di sotto la pietra è grigiastra, al di sopra di un bianco sfavillante (nella foto lo spigolo della torre nord-ovest fonte: Google Street View). All’interno, non senza fatica, trovai una piccola targa a svelare il mistero: la cattedrale fu distrutta da un bombardamento alleato nel 1944, poi ricostruita tale e quale a come era prima. A questo punto il pensiero corre ad altra, ben più celebre, cattedrale, distrutta dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, quella di Coventry. Nel 1940, dopo l’occupazione della Francia, iniziò l’operazione Leone marino, il tentativo di invadere l’Inghilterra da parte tedesca. Coventry, in quanto centro industriale, era obiettivo militare, la cattedrale fu colpita per errore. Per reazione, Churchill ordinò che venisse bombardata Berlino: era un’esca, Goering abboccò, iniziò a colpire sistematicamente Londra, trascurando più significativi obiettivi militari, le perdite per la Luftwaffe divennero insostenibili, Leone marino fu annullata. Quello che qui ci interessa è che dopo la guerra, la cattedrale di Coventry non fu ricostruita com’era, ma ne fu costruita un’altra a fianco dei resti diroccati, a perenne ed imperitura memoria della malvagità nazista. La foto è celeberrima e riportata oggi su tutti i manuali scolastici, dove non v’è traccia della cattedrale di Nantes.
Quindi due pesi e due misure? I danni causati dagli Alleati sono stati dimenticati grazie alla ricostruzione, quelli tedeschi ribaditi per generazioni. O dobbiamo forse pensare che non valesse la pena ricostruire Coventry perché, tutto sommato, era bruttina? Vediamo altri esempi di come le forze in conflitto si sono comportate nei confronti del patrimonio artistico europeo.
Quando da bambino visitai la Reggia di Caserta, la guida mi disse che gli americani salivano gli scaloni con la jeep. Poi si bloccarono a Cassino e non si fecero scrupolo di radere al suolo l’Abbazia di Montecassino (poi ricostruita), violandone la neutralità, sulla base della errata convinzione che i tedeschi la usassero come osservatorio. Dopo il bombardamento alleato sul quartiere San Lorenzo, Roma fu risparmiata perché i tedeschi la lasciarono dichiarandola città aperta; da cui il famoso film di Rossellini Roma città aperta 1945. A Firenze ci fu invece una durissima resistenza fascista, ma i tedeschi in ritirata, pur avendo fatto saltare i ponti sull’Arno, risparmiarono Ponte Vecchio ed il Corridoio Vasariano che lo sovrasta, parte integrante del Museo degli Uffizi. Grazie a ciò, Rossellini vi poté girare l’episodio fiorentino di Paisà 1946, in cui i protagonisti percorrono la galleria per attraversare l’Arno, il cerca del partigiano Lupo. Gli alleati, poi, approfittarono del ponte per farci transitare sopra i carri armati.
All’approssimarsi delle truppe angloamericane, nell’agosto 1944, a Parigi esplose un’insurrezione armata, il cui epicentro fu nel palazzo della Prefettura che si trova nell’Ile de la Cité, tra la Cattedrale di Notre Dame de Paris e le Conciergerie, la cui Sainte-Chapelle, con le vetrate cattedrali del ‘300, è la perla del gotico fiammeggiante francese. Hitler ordinò al Generale von Choltitz, comandante la piazzaforte di Parigi, di schiacciare la rivolta facendo bombardare la città, anche se questo avesse comportato la distruzione di opere artistiche. Il generale disobbedì, rischiando la fucilazione, salvò Notre Dame e per questo, fu poi insignito della Legion d’Onore. La vicenda ha ispirato il film Pargi brucia? di René Clément 1966. Vedendo crollare la cattedrale per l’incendio nel 2019, Von Choltitz si sarà rivoltato nella tomba.
La Germania fu distrutta quasi completamente dai bombardamenti, non ho mai trovato una città di cui la guida turistica non dicesse che il novanta per cento degli edifici era stato raso al suolo. In particolare, Dresda, nel febbraio 1945, fu oggetto di un attacco devastante, effettuato con bombe esplosive ed incendiarie, opportunamente dislocate per creare vortici di fuoco che uccidessero il maggior numero di civili possibili. Morirono tra i venticinquemila ed i trentacinquemila civili: così fu «liberata» la capitale del Principe Elettore di Sassonia. Ricostruita grazie alle grandi vedute dipinte dal Bellotto, nipote ed allievo del Canaletto. Ricostruzione tardiva, data la collocazione nell’est europeo, oltre cortina di ferro. Ricordo ancora, dopo la caduta del muro di Berlino, i lunghi scaffali con allineati e catalogati tutti i pezzi di macerie della Frauenkirche, in attesa di essere riassemblati da mano paziente.
Berlino fu distrutta; la Cancelleria, orgoglio di Hitler, costruita da Albert Speer in soli sei mesi, sorgeva all’angolo tra la Wilhelmstrasse e la Vossstrasse, oggi vi è un edificio residenziale a precluderne ogni possibile memoria. La Kaiser Wilhelm Gedächtniskirche non fu ricostruita, per ricordare ai berlinesi gli orrori della guerra, ma anche le loro responsabilità e la loro sconfitta.
I vincitori si arrogano il diritto di ricostruire ciò che è strumentale ai loro fini, ma la Storia deve essere studiata tutta, non solo le pagine che fanno comodo per ragioni politiche e di propaganda, dell’una o dell’altra parte. Ricordo di essere stato nella foresta di Compiegne, sul celebre vagone. Il museo che gli è stato costruito intorno e l’allestimento stesso, ricordano l’armistizio che vi fu firmato nel 1918 e le autorità presenti, a cominciare dal nome di Foch, con relativo biglietto, nei posti che occupavano. Solo un cartello arrugginito ricorda un altro episodio: nel 1940 il vagone era collocato a Parigi agli Invalides, dopo la vittoria, Hitler che aveva un profondo senso della vendetta, lo fece prelevare, portare a Compiegne e si sedette allo stesso posto di Foch, mentre le SS facevano esplodere il cippo commemorativo del 1918.
«Vi sono più cose nel cielo e sulla terra, Orazio, di quante non ne sogni la vostra filosofia.».