Aleggia nel dibattito aperto da Massimo Cacciari un’ambiguità di fondo: i no vax sarebbero i difensori della libertà e sarebbero addirittura anche vittime innocenti di una discriminazione illiberale nei loro confronti, anche se i maggiori giuristi hanno dimostrato l’inconsistenza di una tesi così peregrina e pretestuosa. Chi si oppone alla vaccinazione di massa e al green pass invoca infatti spesso argomentazioni apparentemente liberali. Si tratta di una mistificazione ambigua e falsa perché questi personaggi (sia i politici e che i manifestanti in piazza) sono persone senza la benché minima qualità intellettuale .Gente senza qualità , come diceva Musil, gente che non ha mai letto seriamente un solo libro in vita sua. Alcuni hanno evidenti ascendenze neo-fasciste, velocemente e solo provvisoriamente occultate. Non sanno che la libertà per i liberali è sempre e soltanto libertà responsabile e che la libertà si è fusa, a partire dal secolo scorso, in modo indissolubile con la democrazia, come ha dimostrato Giovanni Sartori, il principe degli scienziati della politica. Sartori con la sua ironia caustica distruggerebbe questi intellettualoidi irresponsabili. Lui che studiò a lungo il pensiero liberale e fu egli stesso un vero liberale, si rivolterebbe nella tomba se potesse sentire i non ragionamenti deliranti che si leggono sui giornali. Persino un illiberale integralista come Franco Cardini è diventato per l’occasione liberale ,unendosi al coro dei sostenitori di Cacciari. Non a caso molti loro, nella loro evidente confusione, sostengono la democrazia illiberale di Orban mentre di fronte alla pandemia invocano in Italia atteggiamenti che ammantano di un liberalismo di facciata in tutta fretta appreso in un corso accelerato al rinato Cepu. Mettersi nelle condizioni di infettare il prossimo è un atteggiamento barbaro , anzi da cavernicoli. Il liberalismo nacque molto dopo e fu una grande conquista civile e culturale sia nella versione inglese, sia nella versione francese. Anche la versione italiana ha avuto esponenti del calibro di Croce e di Einaudi che furono sempre uomini di cultura eticamente responsabili. Oltre ai neofascisti a dare lezioni di liberalismo si aggiunge l’ex comunista Cacciari, del tutto estraneo alla cultura liberale. Da liberale da oltre cinquant’anni sento il dovere di denunciare l’appropriazione indebita di una concezione etico-politica che è del tutto estranea a chi crea confusione e proteste ingiustificate , dicendo di voler difendere la libertà. Lo scrivo a nome di tutti i liberali: da Cavour a Giolitti, da Croce a Einaudi, da Pannunzio a Malagodi, da Badini Confalonieri a Zanone. I liberali che hanno avuto come simbolo la bandiera tricolore, hanno sempre avuto il senso dello Stato che hanno fondato nel 1861 come stato liberale di diritto. E hanno avuto sempre la capacità di essere patrioti soprattutto nei momenti più drammatici della storia italiana ed europea. E in momenti tragici come questi i patrioti stanno dalla parte di chi vuole una libertà solidale senza ambiguità che si ponga l’obiettivo di salvare vite umane. Invece di strillare certi personaggi dovrebbero portarsi sotto l’ombrellone un libro di Giovanni Sartori il quale vide in anticipo che la democrazia attraverso la rete è più finzione che realtà. Uno Stato liberale che funzioni si fonda sulle competenze , non sulla demagogia plebea anche quando sono i professori a praticarla. Se di una possibile dittatura si può parlare, questa può trarre origine solo dai babbei in rete, come li definiva Umberto Eco, che adesso scendono in piazza ad assembrarsi e a contribuire al dilagare del contagio. Se poi consideriamo che ci sono politici che speculano sulla pandemia in vista del voto amministrativo di ottobre ,abbiamo chiaro il senso di irresponsabilità di personaggini/e che non potranno mai godere del consenso dei cittadini responsabili che esigono dalla classe politica la sobrietà che i tempi impongono a tutti, nessuno escluso.
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