Quando qualcuno riesce a recuperare i valori del Risorgimento, nel corso degli ultimi decenni invero piuttosto negletti, mi rende davvero felice. E’ questo il caso del giovane e dinamico sindaco di Citerna, Enea Paladino, e del suo Assessore, Samuel Fedele, che lo scorso 26 luglio hanno organizzato una manifestazione garibaldina nello stupendo borgo di Citerna, in provincia di Perugia e limitrofo alla Toscana.
L’occasione era data dall’intitolazione ad Anita Garibaldi del parco pubblico della cittadina. A scoprire la lapide è stata donna Vittoria Garibaldi, celebre storica dell’arte e discendente in linea diretta di Giuseppe ed Anita. Ciò che pochi sanno è che il generale Ezio Garibaldi, nipote dell’Eroe dei Due Mondi e padre di Vittoria, sposò proprio a Citerna nel 1947 Erika Knopp e, alla fine della cerimonia, il sindaco ha fatto omaggio a Vittoria del certificato di matrimonio incorniciato del padre, gesto che ha visibilmente commosso l’interessata.
Poi la manifestazione si è spostata nella piazza intitolata all’eroe Scipione Scipioni (1867 – 1940), Medaglia d’Argento al Valor Militare. Qui, di fronte ad un numeroso ed interessato pubblico, si è svolto un convegno storico. Prima ha parlato l’editrice perugina Laura Boco, che con parole semplici ma al contempo appassionate, ha mirabilmente tratteggiato la figura di Anita Garibaldi, riuscendo a farla comprendere ed amare a tutti gli ascoltatori. Dopo di lei ho parlato io, ed il mio intervento era incentrato sul passaggio di Giuseppe Garibaldi a Citerna tra il 24 ed il 26 luglio 1849. Ovviamente mi ero preparato ma, per combinazione, qualche ora prima avevo conosciuto il direttore del punto d’informazione turistica, Gilberto Presenti. E’ questi la tipica figura dell’erudito locale, figura che purtroppo va sparendo, un’autentica enciclopedia vivente di storia locale che mi ha fornito ulteriori preziose informazioni sull’argomento.
Quando il 2 luglio 1849 Garibaldi, di fronte alla basilica di San Giovanni in Laterano, raccolse 4000 volontari tratti perlopiù dai ranghi delle disciolte forze armate della Repubblica Romana, aveva intenzione di sollevare le popolazioni laziali, umbre e romagnole contro i nuovi/vecchi padroni. Era inseguito da quattro eserciti, tre stranieri (francese, austriaco, spagnolo) e, duole il doverlo riconoscere, uno italiano (quello del Regno delle Due Sicilie, che nel maggio precedente era stato “suonato” dallo stesso Garibaldi a Velletri. pur essendo enormemente superiore in uomini e mezzi e guidato dallo stesso sovrano, tanto che una pasquinata dell’epoca recitava, Del Tirreno dai lidi, con soldati infiniti, venne verso Roma marciando il Re Don Ferdinando. E in pochissimi dì, venne vide e fuggì!).
Dopo poco tempo il Nizzardo si rese conto che questa intenzione era velleitaria e allora decise di raggiungere Venezia, che ancora resisteva. Quando giunse a Citerna i suoi volontari si erano ridotti della metà. Egli apprezzò la posizione strategica della località, che permetteva di controllare bene la Valle del Tevere e pose il proprio quartier generale nel convento dei Cappuccini, oggi non più esistente e proprietà privata di una gentile signora olandese, la quale mi ha permesso di visitare il monumentino eretto in memoria dell’Eroe dei Due Mondi. Anita, già molto malata e in stato interessante, venne accolta a Palazzo Salvi ove poté in qualche maniera riposare. La gran parte delle autorità civili, soprattutto per non compromettersi, si allontanò da Citerna, mentre le autorità religiose, impaurite dalla fama di mangiapreti che i garibaldini si portavano dietro, furono tranquillizzate da padre Ugo Bassi, il barnabita che si era unito al Duce delle Camicie Rosse.
Le testimonianze sul comportamento dei garibaldini divergono: un sacerdote, pur avversario di Garibaldi, loda il comportamento dei garibaldini ospiti in casa sua, mentre un altro ne dice peste e corna. Come sempre, la verità starà nel mezzo: dove la truppa era controllata da ufficiali e sottufficiali, si atteneva alla disciplina militare, dove, invece, era lasciata a se stessa, qualcuno avrà allungato le mani, in tutti i sensi. Da inchieste esperite dalla polizia pontificia, sembra comunque certo che nel periodo di vacanza dei poteri, alcune case dei cosiddetti “signori” subirono una ripulita da parte di alcuni citernesi per i quali fu comodo dare la colpa ai garibaldini…
La dogana pontificia di Cospaia fu raggiunta da una pattuglia di garibaldini guidata da un maggiore. Era guardata da due finanzieri che avevano ristabilito gli stemmi pontifici e che erano visibilmente impauriti ed imbarazzati. Il maggiore lodò l’impegno dei finanzieri durante la difesa di Roma e diede ordine di acquistare alcuni generi alimentari dai contadini che abitavano lì vicino, generi che vennero regolarmente pagati. La cassa della dogana era bella piena ed i garibaldini non ne prelevarono neppure un baiocco, cosa che stupì non poco chi condusse la successiva inchiesta…
Garibaldi fu costretto, il 26 luglio a lasciare Citerna per attraversare il passo di Bocca Trabaria e, attraverso le Marche settentrionali, raggiungere la Repubblica di San Marino dove, il 31 luglio, sciolse ciò che rimaneva della sua legione.
La manifestazione si è conclusa con una simpatica “cena garibaldina”, che ha assunto quasi i tratti di una festa popolare.
Davvero dobbiamo lodare l’amministrazione comunale di Citerna che è riuscita a trasmettere, in maniera assai gradevole, il significato del messaggio lasciatoci in eredità dal Risorgimento, un’eredità che dobbiamo continuare a coltivare per il bene della nostra Italia.