Questa provocazione purtroppo resterà tale, poiché la nostra vita è totalmente dipendente dall’energia; praticamente nessuna delle nostre attività casalinghe, sociali o lavorative può prescindere dal suo utilizzo. Quel che è certo è che il grido di dolore che si alza dalle attività economiche è forte ma pare che chi di dovere non lo senta. Se per l’utenza casalinga si arriverà a pagare 1.500€ circa all’anno, immaginiamo le industrie, le attività commerciali e artigianali, che si troveranno le spese energetiche raddoppiate con costi a 6 cifre. Infatti sembra non arrestarsi la crescita dei prezzi delle materie prime sui mercati internazionali e gli aumenti sulle bollette di luce e gas riflettono l’andamento delle quotazioni. Secondo l’ultimo comunicato diffuso dall’ARERA (Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente) il costo del gas naturale al mercato all’ingrosso tra dicembre e gennaio 2021/22 è passato da 21 euro/MWh a 120 euro/MWh. Il 21 dicembre durante le contrattazioni il gas naturale ha raggiunto il prezzo di 180 euro/MWh. Direte, ma in che modo il costo del gas influenza il costo dell’energia elettrica? Perché in molte centrali la si produce dalla combustione del gas naturale. In Italia la questione è ancora più spinosa, perché nonostante gli investimenti sulle rinnovabili, il combustibile fossile resta il principale mezzo per la produzione dell’elettricità e bruciare carbone emette CO2; Enel ha riaperto due centrali a carbone. Il sistema di “emissioni” stabilito dalla Ue si basa essenzialmente su un principio: le grandi aziende di tutta Europa – in Italia sono 1.200 – devono pagare per poter inquinare. Negli ultimi mesi c’è stato un incremento dei costi dei permessi delle emissioni di CO2; è un sistema di autorizzazioni a inquinare e si possono acquistare e scambiare le quote di emissione. Se un’azienda inquina di più di quanto previsto si trova costretta a comprare altri permessi, aggiungendo quindi un nuovo costo, mentre chi riuscirà a ridurre le emissioni può venderli. Visto che le politiche sempre più ristrettive della Ue hanno fatto aumentare la domanda di permessi, si sta verificando un boom dei prezzi dei diritti. Ora sono ai massimi storici e cioè attorno a 80 euro per tonnellata di CO2, un costo che le aziende devono poi recuperare e che va a finire sui costi della bolletta energetica e quindi sulle tariffe dei consumatori. Gli aumenti delle bollette riflettono anche il cambiamento climatico; i rigidi mesi invernali e le temperature al di sotto della media stagionale che sono state registrate già nell’ultimo trimestre del 2021, hanno spinto ad accendere i riscaldamenti prima del solito. Parallelamente le estati calde hanno aumentato enormemente la richiesta energetica per il condizionamento. Il prezzo sul mercato spot (quello all’ingrosso, giornaliero) del gas naturale è cresciuto di quasi il 500 per cento quest’anno: mediamente, si è passati da 21 a 288 euro al megawatt ora. Tra le cause, vanno considerate l’ascesa dei prezzi delle materie prime dovuta alla ripresa economica su scala globale e le ridotte forniture di gas, in particolare quelle dalla Russia. La combinazione di questi due fattori – cioè il costo maggiore della materia prima e dei permessi di emissione – si è riflesso sul prezzo dell’energia elettrica all’ingrosso: da gennaio a dicembre è aumentato del 400 per cento circa. Le cause dietro all’aumento dei prezzi di gas ed energia elettrica in Europa sono tante, e sono peraltro una fetta di una crisi più ampia, internazionale. Si tratta, riassumendo, di un problema di squilibrio tra la domanda (forte) e l’offerta (insufficiente). La Russia infatti non ha aumentato le forniture verso il continente, limitandosi a rispettare gli obblighi contrattuali ma senza prenotare capacità di esportazione aggiuntiva: una scelta stravagante, visti i prezzi altissimi del gas in Europa. La resistenza di Mosca rientra in una strategia di pressione che punta a raggiungere due obiettivi: il primo è l’entrata in funzione del gasdotto Nord Stream 2; il secondo è convincere l’Europa a sottoscrivere più contratti a lungo termine, piuttosto che affidarsi alla compravendita stagionale. L’insistenza sui contratti sicuri si spiega con la necessità del paese di garantirsi una fonte di reddito per il futuro, visto che la transizione ecologica – su cui Bruxelles ha puntato moltissimo – dovrebbe ridurre il consumo di fonti fossili in favore di quelle rinnovabili. A tutti i fattori esposti si aggiunge la ripartenza dell’Asia del dopo Covid, la prima a uscire dall’emergenza e a esplodere economicamente. E così le navi “gasiere” sono partite prima alla volta della Cina, o della Corea o del Giappone e soltanto dopo verso l’Europa. Per essere positivi, riporto i dati dell’’ARERA, secondo la quale ci sarà un’inversione di tendenza con l’offerta di gas in Europa potrebbe aumentare e il costo ridursi, “qualora l’attuale differenziale positivo tra i prezzi europei e i prezzi asiatici del gas naturale dovesse permanere, incentivando le forniture di GNL verso l’Europa”. Diverse metaniere statunitensi cariche di gas liquefatto si stanno infatti dirigendo verso il vecchio continente, attirate dalla possibilità di maggiori profitti rispetto all’Asia-Pacifico, la loro destinazione tradizionale, dove i prezzi del gas sono solitamente più alti ma non in questa fase. l governo si è già mosso agli inizi di luglio stanziando 1,2 miliardi proprio grazie alla vendita degli Ets, per evitare che gli effetti dei rialzi colpissero in modo pesante le tasche dei consumatori, ma francamente non se ne vedono gli effetti. Ma ora sta pensando a una riforma compiuta degli oneri generali di sistema proprio per alleggerire il fardello di voci che gravano in bolletta e nella prospettiva di trasferire sotto la fiscalità generale gli oneri per il sostegno alle energie rinnovabili. La domanda che sorge spontanea è: perché l’Italia ha abbandonato il nucleare, che non è da demonizzare come è stato fatto da vent’anni a questa parte e che se ben progettato e gestito, permette di produrre grandi quantità di energia? Siamo tutti consapevoli che qui in Piemonte è stata smantellata la centrale di trino Vercellese per sicurezza e che a neppure duecento chilometri da Torino abbiamo una centrale francese in piena attività? E pare neppure manutenuta così impeccabilmente. Quale sarà il futuro energetico del Paese? Questioni di smaltimento delle scorie, che muove interessi illeciti? O questioni politiche di equilibri con i nuovi movimenti green? Dovremo tutti tornare a illuminarci con le bugie?… Di certo dopo due anni di pandemia da Covid, gli aumenti energetici affosseranno molte delle attività che avevano resistito. Che ne sarà di noi? Draghi faccia qualcosa…
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