Il Presidente del Consiglio deve arrendersi alle pressioni, soprattutto di Renzi, per cedere la cosiddetta “delega” sui servizi di sicurezza? Messa così la questione è mal posta. La legge 124/2007 affida al Presidente del Consiglio una responsabilità pressoché totale sui servizi segreti: nomina e revoca dei Direttori e dei vicedirettori di AISE e AISI (che rispondono direttamente a lui), nomina e revoca del Direttore del DIS e di uno o più vicedirettori generali, ammontare del budget, apposizione e tutela del segreto di Stato, coordinamento delle politiche di informazione per la sicurezza dello Stato. Tutto questo perché, come recita l’art.1 della legge, al Presidente del Consiglio dei ministri è attribuita “in via esclusiva l’alta direzione e la responsabilità generale della politica dell’informazione per la sicurezza, nell’interesse e per la difesa della Repubblica e delle istituzioni democratiche poste dalla Costituzione a suo fondamento“. Si tratta quindi di funzioni che l’inquilino di Palazzo Chigi non può delegare. Se ne deve assumere la totale responsabilità. Ed è giusto che sia così. In tutti i Paesi democratici il titolare del potere esecutivo ha questo compito. Servizi segreti che dipendono non da un unico centro di comando ma da diversi ministeri e, quindi, da possibili diversi orientamenti di partito non possono funzionare. La legge prevede la possibilità di una delega. L’art.3 recita: “Il Presidente del Consiglio dei ministri, ove lo ritenga opportuno, può delegare le funzioni che non sono ad esso attribuite in via esclusiva soltanto ad un Ministro senza portafoglio o ad un Sottosegretario di Stato”. Si tratta di una facoltà non di un obbligo e, comunque, il Presidente del Consiglio può in qualsiasi momento revocare in tutto o in parte le funzioni delegate. Insomma chi si illude che un eventuale Sottosegretario con delega ai servizi risponda al segretario del suo partito e non al capo del Governo è completamente fuori strada. La sicurezza dello Stato non può essere territorio di spartizioni e lottizzazioni. E neanche di conflitti tra il Presidente del Consiglio e il suo eventuale delegato che faccia parte di un altro partito della coalizione di governo. Poiché la nomina di un delegato ai servizi di sicurezza non è un obbligo ma una facoltà, qualsiasi pressione che tenda a condizionare il Presidente del Consiglio in questa decisione è illegittima e contraria allo spirito e alla lettera della legge. Come si può pensare che chi ha la responsabilità piena della sicurezza dello Stato possa essere costretto a subire condizionamenti, in questa funzione, da logiche di partito? Chi riceve dal Presidente del Consiglio la delega ai servizi fa parte del Comitato Interministeriale per la Sicurezza (CISR) e presiede il Collegio di vertice, composto dal Direttore generale del DIS e dai capi di AISE e AISI. Qualora il Presidente del Consiglio dovesse nominare un Sottosegretario con delega ai servizi non potrebbe che individuare una persona di sua totale fiducia e non certo subire un’imposizione da parte di questo o quel partito. Ma perché allora tanta insistenza nel cercare di strappare a Conte questa delega? Trattandosi di un potere che investe solo il capo del Governo non si può invocare il principio della collegialità che invece è pienamente giustificata quando si tratta di competenze di altri Ministeri che Palazzo Chigi non può invadere o espropriare. E allora di che si parla? C’è forse il sospetto che il Presidente del Consiglio possa utilizzare il suo potere di controllo sui servizi per usi politici o addirittura contro i suoi avversari? Se così fosse saremmo di fronte ad un abuso gravissimo che andrebbe non solo censurato politicamente ma anche perseguito severamente per via giudiziaria. In conclusione. Se Conte usa informazioni che riceve dai servizi per condizionare il gioco politico o far fuori avversari va perseguito per vie penali. Se si ritiene che la politica di sicurezza del Paese così come è gestita da Conte sia sbagliata si deve aprire un confronto concreto su questo tema. Se non c’è nulla di tutto questo si rispetti la legge e si lasci al capo del Governo il diritto di poter esercitare l’alta direzione e la responsabilità generale della politica dell’informazione per la sicurezza dell’Italia.
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